01 Agosto 2010
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SS.Salvatore - Notizie storiche

 

 

La Chiesa  del  SS. Salvatore

 

L’ANTICA CHIESA DEL SS. SALVATORE E’ UNA ARCHITETTURA RELIGIOSA  A CROCE LATINA ESPOSTA AD ORIENTE , DEL PERIODO MEDIEVALE E RISALENTE AL X SECOLO D.C. . SORGE AI PIEDI DEL MONTE  SAN MICHELE , SULL’ANTICA STRADA DEL III SECOLO A. C. AQUILIA O POPILIA CHE DA CAPUA PORTAVA A REGGIO CALABRIA . ESSA E’ DI PROPRIETA’ ECCLESIASTICA  , E’ UN BENE VINCOLATO AI SENSI DELL’ART. 4  DELLA LEGGE  I° GIUGNO 1939 N°. 1089 E REGOLAMENTO APPROVATO CON REGIO DECRETO 30 GENNAIO 1913 N° . 363 .

               

La prima Chiesa del complesso risale al secolo X  d.C.   ed  era posta nello stesso spazio della Chiesa Rinascimentale ove s’intravedono ancora oggi a circa tre metri di altezza, alcune finestre del periodo medievale . La prima notizia scritta si ha nell’anno 970 d.C. , viene citata in fonti   documentarie presso l’archivio della Badia di Cava dei Tirreni nel famoso“ Codex  Diplomaticus Cavensis “.

La seconda Chiesa  antica costruita probabilmente dopo l’anno 1400  era a Croce latina, e ricordava simbolicamente la Croce di Cristo, con altare  disposto verso Oriente . Di essa restano  la struttura esterna in pietre locali , manca il tetto , il campanile che un tempo era più basso rispetto all’attuale, e il bellissimo  portale. Accanto c’erano  delle cappelle dedicate ai Santi in patronato di famiglie Nobili , una del Barone di San Giorgio e l’altra della famiglia de Logorio di Costa. Dagli atti risulta che la chiesa è stata attiva fino a metà 800, e durante gli anni ha avuto varie fasi di ristrutturazioni nel XV e XVII secolo.

La terza chiesa quella attuale, risale al XVI secolo ( 1584 ) ed è arricchita da un bellissimo portale scolpito in tufo grigio ad opera dei maestri cavesi , in chiare forme rinascimentali . Era la sede della Confraternita di S. Maria di Loreto .

Di particolare  interesse artistico è il portale d’ingresso laterale alla chiesa antica, costruito nel periodo tra il 1450 e 1500, da un ignoto maestro cavese, preceduto da alcuni gradini che superano il dislivello tra il sagrato ed il pavimento della chiesa, a quota più’ alta . Il portale è realizzato con due materiali distinti : i piedritti sono in marmo bianco ed hanno tre fasce e semplici capitelli baccellati, l’arco è di tufo grigio pipernoide e ha l’intradosso a rosette inscritte in quadrati, una diversa dall’altra. Il fronte dell’arco è incorniciato da due lesene con capitelli compositi semplificati, sovrastati da cornici. Negli angoli vi sono degli stemmi con nastri .

La chiesa  nell’anno 1511   diventò Parrocchia e comprendeva i Casali di Costa, Aiello, Campomanfoli , Cortedomini e una parte del casale di S. Giorgio che da Corte arrivava in mezzo alla piazza di San Giorgio. In essa era attiva  la Confraternita di Santa Maria di Loreto  amministrata dai laici.

Nel 1520 possedeva molti beni mobili e stabili in varie zone . Aveva una terra arbustata e vitata   nel luogo detto alla Corte,   una corticella con aia  dove si diceva ad Ajello e un’altra dove si diceva  l’Orto delli previti , e altri beni in zone chiamate San Fortunato, Li Pergoli, la Cisinella ,alla Lenza , la Cappella, lo Traino .Armando Menafro era proprietario di un orticello nel luogo detto Campomanfolo e si diceva lo Palmentiello confinante con i beni di Nardo Ungaro di Nocera, con i beni di Conforto di Ajello e la  via pubblica e rendeva un pollo. Altri beni si trovavano in zone dove si diceva a Campomanfolo ,alla chiesa , la terra de l’Aira , l’Arbusto di SS. Salvatore , alla Corte , alli Perghi,  la Dogana . Dalla Cappella di Santa Maria di Loreto ogni anno riceveva una libbra di cera .Gli eredi di Roberto de Logorio versavano alla chiesa ogni anno una libbra di cera lavorata per l’anima di detto Roberto.

Nel 1557 il prete era il venerabile Don Galeazzo Pandone Arciprete della terra di  S. Georgi, nella chiesa c’era una cona con l’immagine di Maria Vergine et altri Santi . Una campana grande, due altre Campanelle piccole , un Campanello, un paio di candelieri di legno, un altro paio di candelieri d’ottone medio , un calice  di casa Di Ligori,  un altro calice d’argento , la coppa con la patena d’argento, due altaretti per dire la messa , una custodia d’argento dove si teneva  il SS. Sacramento e un’altra quando si dava agli infermi . Nel casale di Costa aveva dei territori di capacità in semina di moio quattro in circa dove si diceva  Le Cappelle  sta le lenze, la Cupitella delli perghi . Un’altra terra arbustata et seminatoria nel casale di Campo Manfolo dove  si diceva  Li triglio,  un’altra nel  casale di Corte Donneca dove si diceva Li falchi di capacita’ di circa uno moio e mezzo  e una terra detta S. Fortunato. Un altro pezzo di terreno era  posto nel  casale di costa dove si diceva volgarmente alla arenella e un altro nel casale di Campo Manfolo pertinenza terre di S. Georgi  ubi dicitur Lo orto di capacita’ di duie moio e mezzo .

 Nel 1564 la visita pastorale venne condotta personalmente dall’Arcivescovo Gaspare Cervantes subito dopo il Concilio di Trento. Il cappellano era Galiazzo  Pandone , il rettore era il chierico napoletano Giovanni Vincenzo Rinaldi. La parrocchia contava 80 fuochi. La fabbrica della chiesa era in modeste condizioni. Il tetto era da  riparare e la sagrestia in costruzione. Il rettore e i fedeli, per la loro maggiore libertà, chiesero all’Arcivescovo di abolire l’ingresso della chiesa dal cortile della casa del cappellano e di aprire una porta di fronte all’Altare Maggiore.

Nel 1571  Don Galiazzo Pandone iniziò   a  costruire a sue spese una Cappella in detta Chiesa parrocchiale vicino alla tribuna maggiore a man sinistra e la nominò La Cappella del Santissimo Corpo de Cristo .

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Nel 1590 i figliani di Costa della parrocchiale del SS. Salvatore  inviarono all’arcivescovo la seguente supplica: ritrovandosi le abitazioni del proprio casale molto distante dalla parrocchia del Salvatore , più di un miglio di pessima strada di modo che di inverno et quando il tempo non è buono la maggior parte degli uomini et donne non possono ascoltare le messe, e alcuni di essi muoiono senza sacramenti. Per questo motivo chiediamo di voler edificare una cappella in mezzo la piazza del  casale dove possono tenere un prete che celebri la messa  et  insegni vita cristiana ai  loro figlioli . Poiché nel luogo c’era una cappella antica diruta e di proprietà della Badia di Materdomini  dove si celebrava anticamente la messa, il 6/11/1591 fu concessa l’autorizzazione ad  edificarne un’altra più grande .

Nel 1635 il  curato era d. Lelio Corvino. Nei locali della chiesa abitava il presbitero don Pietro Paolo Pepe. L’altare maggiore aveva un pallio violetto e dei veli intorno. In cornu evangeli vi era l’altare del SS. Sacramento della famiglia Abbadessa. L’ altare di S. Antonioe Santa Maria del Carmelo. Sull’altare di S. Michele Arcangelo della famiglia Jennaco fu ordinato di non celebrare perché non era stato provvisto dei paramenti necessari. Il beneficiato della Cappella di S. Giovanni Battista era il Rev. Gio. Maria Marando, romano. Aveva di entrata ducati 60 e celebrava  2 messe alla settimana.

Nel 1665  il curato è il rev. Francesco Marciano. Vi era  l’Altare maggiore con icona grande con i Misteri della trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo, S. Pietro, S. Giovanni Battista e altri Santi in tavola dipinta. L’Altare in cornu epistulae di S. Maria della Pietà è  sospeso.  L’ altare di S. Giovanni Evangelista apparteneva  all’Ill.mo signor Barone di San Giorgio e il beneficiato era don Pietro Coppola.

Nel 1710   Il curato è d. Giuseppe Correale. C’era il fonte battesimale con immagine di S. Giovanni Battista battezzante il Cristo. L’Altare maggiore con icona grande dorata con immagine del SS. Salvatore, l’ Altare della S. Croce con croce di legno e istrumenti dei misteri sulla Passione di Cristo molto devota. L’Altare S. Maria della Pietà .L’Altare di San Giov. Battista in cui era eretto un beneficio semplice della famiglia De Santis e il beneficiato era d. Giuseppe Correale. Due sedi confessionali e i vasi di marmo per l’acqua. I libri parrocchiali erano ben conservati. Si insegnava la dottrina cristiana ai fanciulli.

Nel 1728 la  Chiesa  era di libera collazione, dei Casali di Costa  Aiello , e Campomanfoli della Baronia di S. Giorgio , e Costarella dello Stato di S. Severino. D. Giuseppe Correale Nobile Patrizio Sorrentino , e di S. Severino , Parroco dal 1689 . Era  beneficiata di due benefici semplici  1: SS. mo Rosario di rendita ducati 3 : , e    2:  S . Giovanni della famiglia De Sanctis  di rendita ducati 50 : con peso di due messe la settimana eretti in detta Chiesa Parrocchiale dal Vicario delle Monache di S. Teresa di S. Giorgio. Aveva anime  800 e rendeva ducati 140   si  eseguiva la congregazione dei Casi Morali e vi concorrevano i Parroci delle altre Parrocchie : SS. mo Salvatore, La Piazza del Galdo, S. Eustachio  e Felice, Padre Alfano, Lanzara , S. Croce, S. Maria a Favore, Toriello, Siano. Il Coadiutore  era D. Filippo Polichetto del Casale di Padre Alfano della Rocca , flemmatico, studioso , e buono .

Nella sua circoscrizione c’era l’ Oratorio con confraternita sotto il titolo di S.  Maria del Lo Reto , contiguo alla Chiesa .

La Cappella , e Romitorio di S. Michele Arcangelo era Grancia della Badia di Materdomini  ed era distante dalla Parrocchia due miglia , e stava in alto.

La Cappella di S. Maria della Barra stava in mezzo alla Piazza di S. Giorgio , era  Grancia della Parrocchia e si dicevano 20 messe  l’anno .

La Cappella dello Spirito Santo di Corte Domini che fu la Corte dei Principi di Salerno , stava all’ inizio dell’ abitato e del palazzo del Barone, era  grancia della Parrocchia.

La Cappella di S. Maria di Costantinopoli di Aiello  e Campomanfoli, era distante quasi un quarto di miglio , era  Grancia della Parrocchia ed vi era sepoltura per questi due casali .

La Cappella della SS.  Annunziata della Costarella  , era Grancia del Parroco , era distante un quarto di miglia ed aveva  territori , montagne e legati.-

L’Oratorio del Monte di morti era attaccato alla Parrocchia e i Confratelli pagavano 2 grana al mese.

La Cappella di S. Simone e Giorgio , era diruta . Vi era un beneficio Regio che rendeva ducati 120 annui  e 3 anni prima  ne prese il possesso  la Parrocchia con  intervento del Parroco .

Nel 1735  Francesco Jennaco ,  Michele Jzzo  , Antonio de Sarno e Nicola Cerrato del casale di Campomanfoli terra di S. Giorgio, resero una testimonianza dichiarando che avevano sempre sentito dire dai vecchi del loro casale che i fratelli Filippo e Giacomo Jennaco fondarono nella Chiesa del SS. Salvatore una Cappella sotto il titolo di S. Maria della Pietà , S. Michele Arcangelo e S. Lucia e  la dotarono di un territorio arbustato .

Nel marzo1785 Don Carmine  Antonio Rocco Parroco della  Chiesa del SS. mo Salvatore fece una relazione alla Curia di Salerno per ordine di Monsignor D. Giulio Pignatelli Arcivescovo di Salerno . Scrisse  che la parrocchiale Chiesa  del SS. mo Salvatore della terra di S. Giorgio , tra tutte le Parrocchie di S. Giorgio era la più antica, siccome si osservava da una cona di legno che faceva da ornamento all’altare maggiore, dove vi era dipinta la Santa figura del SS. Salvatore fatta nell’anno 1537 siccome chiaramente si vedeva e al sei  d’Agosto se ne celebrava la festività dal Parroco pro tempore  a sue spese . Attaccata a detta chiesa vi era la Congregazione de laici dove vi stavano aggregati i fratelli e le sorelle sotto il titolo di Santa Maria dello Reto . La sua fondazione è antichissima siccome appare da una iscrizione fatta nell’ anno 1584 . Il parroco era  il Rev. D. Antonio Cerrato di anni 63.

Per comodità del parroco vi era l’anticamera, una piccola saletta, la camera per dormire e la cucina, sotto vi erano delle stalle , di sopra vi erano due altre camere, attaccate alla Chiesa vi erano due altre camere per uso di dispensa , al di sotto vi era la cantina con vinacciaio . Attaccata al Beneficio di S. Giovanni Battista , c’ era un’ altra cameretta per  uso di carboni , due altre case sottane per il serviente e serventa. La chiesa aveva sotto di sé cinque Casali distanti dove  vi erano quattro cappelle filiali amministrate da Laici per essere loro in Patronato .

 

Nel  Casale d’Aiello c’erano quattro Sacerdoti,  il Rev.do D. Paolo Silvestri di anni 66 , il Rev.do D. Donato Silvestri di anni 48, il Rev.do D. Pasquale Silvestri  confessore di anni 58 , il Rev.do D. Antonio Cerrato Confessore di anni 63 . Il numero delle anime che faceva detto Casale era di circa duecento e venti.

Nel casale di Campomanfoli c’erano tre Sacerdoti il Rev.do D. Onofrio Sarno di anni 86 , il Rev.do D. Vincenzo Cerrato confessore di anni 35 , il Rev.do  D. Nicolò Alfano  di anni 26 e l’anime in detto Casale era  di quattrocento..

Alla cima del Monte di detta Parr.le c’era una cappella  di S. Michele Arcangelo della Abbazia di Materdomini .

Nel 1811 nella  Chiesa si trovavano i seguenti oggetti di arte :Una statua di legno sotto il titolo del SS. mo Salvatore. Una statua di legno sotto il titolo di S. Luigi Gonzaga . Una statua di legno sotto il titolo di S. Antonio . Una statua di legno sotto il titolo di S. Filippo Neri. Una statua di legno sotto il titolo dell’Addolorata. Una statua di legno sotto il titolo di S. Giovanni battista,  ius patronato dell’ex Barone Antonio De Sarno Prignano. Accorpo alla detta parrocchiale del SS.mo Salvatore vi era la Congregazione di S. Maria dello Reto sotto lo stesso titolo dello Reto nella quale c’era un solo quadro sopra tela, vi era dipinta S. Maria dello Reto ( PALA ) e una statua di legno di S. Maria dello Reto .

Monsignor Marino PAGLIA  Arcivescovo di Salerno , con decreto del 26 Ottobre 1840, costituì la Chiesa di S. Maria di Costantinopoli ausiliaria per le contrade di Aiello e Campomanfoli , la Chiesa dell’Annunziata ausiliaria per la contrada di Costa , e la Chiesa dello Spirito Santo del casale di Cortedomini, essendo la parrocchia  lontana dai centri abitati e in aperta campagna . Soppressa quella del SS. Salvatore  , il 1° Luglio 1853 vengono elevate a parrocchia le tre chiese ausiliarie