Santa Maria di Costantinopoli - Notizie storiche
CHIESA SANTA MARIA DI COSTANTINOPOLI XVI Secolo ( Campomanfoli - Aiello ) La prima notizia del culto per la Madonna risulta nell’anno 1589. Durante la visita pastorale dell’anno 1630 dell’Arcivescovo alla Cappella S. Maria di Costantinopoli , viene citato l’anno di costruzione che è il 24 Aprile 1589 e vi era la Confraternita. La Cappella di S. Maria di Costantinopoli dei casali di Aiello, e Campomanfoli era distante quasi un quarto di miglio dalla chiesa del SS. Salvatore , era Grancia della Parrocchia ,vi era sepoltura per questi due casali , ad ogni festa si dicevano due messe. Nell’ anno 1630, nella cappella di S. Maria di Costantinopoli , vi era un altare , nella cui parte superiore era presente l’immagine della Beatissima Vergine Maria . Nella parte inferiore dell’altare costruito con la Cappella vi era una celebre icona poggiata su una base mobile. Questa seconda parte in basso fu costruita con pochi elementi per essere facilmente rimossa. Nella suddetta Cappella c’era una confraternita che occupava la stessa sede fatta erigere nel giorno 24 Aprile 1589 con una bolla che ne autorizzava la costruzione. I responsabili della predetta confraternita erano Antonio de Silvestro e Salustio de Jennaco , ai quali fu dato mandato. I confratelli furono autorizzati alla venerazione dei Santi , al rito del seppellimento dei morti insieme con le altre opere di carità ,e la celebrazione delle messe nei giorni dei defunti e nei sabati in cui ci fossero gioia e partecipazione al rito .C’era, inoltre, la facoltà di celebrare in tutte le occasioni in cui si rilevasse la necessità. Si concesse la facoltà anche in altre occasioni di celebrare matrimoni. Poiché furono celebrati per diversi anni matrimoni della menzionata confraternita,la medesima confraternita aveva la facoltà oltre alle funzioni matrimoniali anche all’inumazione dopo aver redatta una copia da consegnare. I responsabili di detta confraternita decisero di far celebrare le messe in questa Cappella per alcuni mesi e fu data licenza di celebrare ad un presbitero del Vescovo,che stabili il rito soltanto in determinati giorni. Fu concessa facoltà con una bolla di confessare soltanto nei casi di estrema necessità . Nel 1625 nell’inventario dei beni stabili la Cappella risultava possedere tre orti nel casale di Campo manfolo e un orto e un pezzo di arbusto nello casale di Aiello . Nel 1660 aveva un arbusto dove si dice lo palmetiello in Campomanfoli , un altro arbustello dove si dice li territiello di capacità di un terzo di moio. C,era una campana, un campanello innanzi la Sagrestia , un campanello per la messa. Aveva rendite da famiglie Cerrato, D’auria , Iennaco .Inoltre uno pezzo di montagna fino nelle pertinenze di Spiano di San Severino e un orto et un casalino dirupo nel casale d’Aiello . Nell’anno 1760 nella relazione D. GIUSEPPE CERRATO AMM.RE E CASSIERO DELLA VEN.LE CAPPELLA DI S.M. DI COSTANTINOPOLI scrisse : Nella Cappella vi sono cinque altari, nel altare maggiore vi sta la statua di Maria semprevergine di Costantinopoli , in cornu evangeli vi sono due altari uno col immagine del SS. Rosario,e nel altro col immagine di S. Maria dell’Arco in cornu epistole vi sono due altari uno colla statua di S. Giuseppe , e nel altro vi è la statua di S. Pascale. Ha molte rendite e una parte si spesero per la fabbrica della Chiesa come appare dal in strumento per mano di N. Ciriaco Silvestro a 4 Marzo 1759. C’è la sagrestia , in patronato delli Casali di Aiello e Campomanfoli . Aveva territori arbustati nei luoghi denominati. le curte , la carcaria , Baresano e S. Maria del Reto nel distretto della P.Le del SS. Salvatore . Nell’anno 1785 la Cappella è in patronato dei Casali di Campomanfoli e Aiello, viene amministrata da Governatori laici i quali i vengono eletti ogni tre anni dal Parroco pro tempore che erano al presente il sig. Vincenzo Jennaco del Casale di Campomanfoli ed il Sig. Fabrizio Liguori del Casale d’Aiello, il Parroco era il R.do D. Pasquale Silvestri avendo di salario per detti due paesi docati diciotto l’anno .In detta cappella vi era l’altare Maggiore colla statua di S. Maria di Costantinopoli , l’altare di santa Maria delle Grazie colla Statua di S. Giuseppe di legno senza reliquia, l’Altare di S. Pasquale colla Statua di legno senza reliquia, l’Altare di S. Maria sotto il titulo del Rosario, l’Altare di Santa Maria dell’ Arco jus patronato di Casa Silvestri. Nel 1840 la Chiesa S. Maria di Costantinopoli venne elevata ad ausiliaria di quella del Salvatore e nel 1853 con bolla dell’arcivescovo Marino PAGLIA fu soppressa la Parrocchia del Salvatore e fu istituita quella di S. Maria di Costantinopoli per i casali di Aiello e Campomanfoli e il primo parroco fu Feliciano COPPOLA . Dalla visita pastorale dell’anno 1917 risulta che il Parroco era Giovanni SARNO , la Chiesa era fornita di un Campanile e di una sola campana, c’era la sagrestia , l’orologio pubblico, sette statue ,tre confessionali ,il pavimento in mattoni e non c’erano né pitture , né sculture e altri oggetti d’arte . Da un articolo sul giornale , ad opera del Parroco Giovanni Sarno datato 29 Maggio 1950 c’è scritto: Nel 1922 la Chiesa fu decorata e arricchita da numerose pitture alla volta e divenne un piccolo gioiello , una delle più belle Chiese del circondario. Nel 1929 la Chiesa ristretta in mezzo a due stradette di campagna , si vide aperta un’ampia piazza ; il lavoro senza precedenti fu opera di tutto il popolo di Campomanfoli e di Aiello che vi contribuì lavorando con la forza della fede. Nel 1930 la Chiesa fu arricchita di un impianto di illuminazione elettrica e gli altari furono arricchiti di candelieri in ottone. Nel 1931 , dopo il terremoto del Volture , si dovette riprendere la decorazione della Chiesa che in più punti era lesionata . Nel 1932 la Santa Sede fornì la Chiesa di una comoda e bella casa canonica, per la cui costruzione , il Parroco comprò e donò il suolo con annesso giardino. Nel 1935 davanti alla Chiesa c’era un grande tiglio secolare e fu abbattuto in questo anno. Nel 1942 infine a completamento dei lavori di abbellimento della Chiesa questa fu arricchita da un pavimento in marmo . Sotto al grande soffitto della navata centrale della Chiesa nel 1922 fu rappresentato,da un ignoto pittore ,l’incendio della città di Costantinopoli ad opera dei turchi .La madonna si eleva in mezzo alle fiamme ,mentre una schiera di angeli la circonda e la trasporta .Poiche’ Costantinopoli era citta’ marittima ,si volle rappresentare la venuta della Madonna dal mare,consumando prodotti ittici. Era il tempo in cui l’attivita’ della pesca era molto florida. Il mar tirreno era pieno di alici,di sarde e di sardine.I paesi costieri ,specialmente Vietri e Cetara ,per la pescosità del mare,tiravano sempre le reti con quintali di pesce .Si cercò, allora,d’incoraggiare il consumo delle alici, perchè i pescatori erano sempre poveri .Per questo motivo, in ricorrenza della festività della Madonna di Costantinopoli , l’arcivescovo di Salerno Antonio Salomone stabilì che i festeggiamenti dovessero avvenire ,sempre ,quaranta giorni dopo la pentecoste e durante i giorni di lunedì e di martedì ,qualunque fosse il mese,la data e l’anno impose ,inoltre ,che durante i due giorni ,era sacrilegio mangiare carne di qualsiasi animale,anche se fosse stata insaccata o affumicata. Anche quello del volo degli Angeli e’ un rito molto antico , si svolge il martedì della festa alle ore 14.00 e ore 24.00 con due giovani con abiti rosa e celeste cantano l’inno alla Madonna e, poi chiedono la benedizione .per i presenti,per gli infermi per tutti coloro che sono lontani. Il culto degli Angeli fu determinato dall’amore avuto dagli stessi che incuranti delle fiamme salvarono la loro Mamma. I primi travestimenti da angeli ,un uomo e una donna vennero da Ottaviano; poi la popolazione locale preparò i suoi angeli che da anni cantano il famoso inno in onore della madonna. La popolazione oltre a consumare le sarde ed le alici inventò “ la scapece “ cioè la conservazione sotto aceto reso profumato con foglie di menta e dagli agli triturati. La si può conservare per molti giorni perché le sarde vengono prima pulite,asciugate al sole,arrostite ai ferri e poi formano la scapece.- Contemporaneamente fu inserito la nuova ricetta :il baccalà ,cioè il merluzzo essiccato al vento. Poiché il culto per la Madonna si estese per tutta la zona, si pensò di donare al visitatore,che dà l’offerta ,diversi etti di baccalà e dei vermicelli. Un tempo la pasta veniva preparata in casa e poter portare al ritorno nelle loro famiglie i vermicelli della Madonna,era la gioia di tutti. Un tempo la Domenica dopo la festa venivano allestiti tanti giuochi che rallegravano la gente. Si faceva quello della corsa nei sacchi,del tiro alla fune ,della pignatta con la moneta dentro,delle cinque lire d’argento mantenuta con pece ad una padella e bisognava staccarla coi denti,mentre le mani erano legate dietro la schiena .

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