CAPPELLA  SAN MICHELE ARCANGELO

( AIELLO – CAMPOMANFOLI)

Il nome dell’arcangelo Michele, “quit ut deus” ? significa “chi è come Dio ?”, egli è considerato “capo supremo dell’esercito celeste”, cioè degli angeli in guerra contro il male, che nell’Apocalisse è rappresentato da un dragone con i suoi angeli. Michele è stato sempre rappresentato e venerato come l’angelo-guerriero di Dio, rivestito di armatura dorata in perenne lotta contro il Demonio, che continua nel mondo a spargere il male e la ribellione contro Dio. Il nome “ Santo Angelo “ fa esplicito riferimento al “ Santo Angelo” cioè a S. Michele Arcangelo, che è l’angelo per eccellenza, e richiama la sua origine longobarda. In Occidente si hanno testimonianze di un culto, con le numerosissime chiese intitolate a volte a S. Angelo, a volte a S. Michele, come pure località e monti vennero chiamati Monte Sant’Angelo o Monte San Michele, questo culto fu portato dai Longobardi i quali conobbero l’Arcangelo in occasione di una loro spedizione in Puglia, sul promontorio del Gargano, dove si celebrava l’apparizione dell’Arcangelo in una grotta, avvenuta nel 493 d.C. La grotta, santuario posta sul promontorio del Gargano, divenne centro di fede e mèta dei pellegrinaggi .  In Italia sano tanti i posti dove sorgevano cappelle, oratori, grotte, chiese, colline e monti tutti intitolati all’arcangelo Michele.
La nostra chiesa  di San Michele Arcangelo nel periodo medievale  è citata  come Sant’ Angelo con l’omonimo monte. La prima notizia risale al 986 d.C. in un atto del Codex Cavensi Diplomaticus della badia di Cava dei Tirreni , in un atto di convenzione di terreni. Gli  storici Orlando e De Santi scrissero che nel 1175  il Signore di Nocera donò il monte alla Badia di Materdomini. Altre notizie le troviamo nel 1164 relativi a terreni nei pressi della chiesa del SS. Salvatore. Nella visita pastorale del 1630 nella Chiesa del SS. Salvatore, viene indicato un altare di S. Michele Arcangelo di patronato della famiglia de Jennaci. La chiesa era Grancia della Badia di Materdomini e si trovava nel ristretto del SS. Salvatore, il beneficiato era il Commendatario. Nel 1723 risulta eremitaggio e sul monte viveva l’eremita don Giuseppe Paladino. Nella chiesa vi era un unico altare con la statua di San Michele. L’interno era decorato con pitture che ancora oggi si intravedono in piccoli frammenti. C’era anche una grande campana fatta dagli abitanti di Aiello e Campomanfoli. Il tetto della medesima chiesa è di tipo a doppia volta  a crociera e la fabbrica è in pietra locale. Nel 1785 risulta in parte diruta.

Nei secoli  scorsi la popolazione della parrocchia del SS. Salvatore nel periodo di Pasqua si recava in cima al monte dedicato a San Michele per venerare il l’Arcangelo, si celebrava la messa e si festeggiava il Lunedì in Albis . L’antico tracciato per arrivare alla chiesa iniziava  tra i confini di Campomanfoli ed Aiello nel luogo denominato Le Curte, costeggiava la montagna pietrosa verso Costa e poi arrivava nel piazzale. Sul luogo c’era una postazione a torre  del telegrafista che trasmetteva messaggi ai paesi limitrofi. La presenza di questo sistema di comunicazioni è avvalorato da una mappa dell’anno 1812 e da un’altra del 1833. I telegrafisti dell’epoca erano, Gennaro Cerrato nato nel 1895, di Campomanfoli, che  all’età di 23 anni risulta essere impiegato telegrafista, e Carmine Napolitani nato nel 1819, di Campomanfoli, appartenente alla famiglia del Dottore Napolitani.

Il sistema di comunicazioni era chiamato a semaforo o ottico, scoperto dal francese Claude Chappe (1763- 1805) . Le postazioni erano installate su montagne, torri, campanili, e costruite a qualche chilometro l’una dall’altra ad una distanza tale da consentire ai telegrafisti, con l’ausilio di un cannocchiale, di poter vedere e quindi decifrare il messaggio. Tali torri erano dotate di un palo fisso alto una decina di metri con enormi braccia movibili in legno, come una T. L’asta principale girava intorno ad un perno fissato alla sommità del palo, poteva ruotare come un’elica e portava imperniate alle estremità le altre due aste chiamate , indicatori o ali, di dimensioni minori. Ruotando potevano descrivere un’intera circonferenza con spostamenti di 45 gradi, inoltre erano muniti di contrappesi per rendere più facile il movimento. Questo sistema poteva trasformare le diverse posizioni assunte dai regoli in parole o frase incluse in un vocabolario segreto. Il sistema funzionava durante le ore di luce del giorno. Negli anni quaranta del 1800 Samuel Morse inventò un sistema telegrafico elettrico impiegante un unico filo, ed uno speciale codice, il Codice Morse, che permise di codificare le lettere alfabetiche in sequenze di impulsi di diversa durata ( punti e linee ). Successivamente fu inventata la radio e i messaggi telegrafici avvenivano tramite etere.

Nel 1934 una grave sciagura colpì due giovani di Aiello, Jennaco Giovanni e Soglia Giuseppina entrambi tredicenni, morirono dopo una tempesta di acqua, fulmini e tuoni. I fedeli abbandonarono la chiesa. D’allora sul Monte, si va saltuariamente. La chiesa per tradizione è stata sempre pellegrinaggio del popolo della parrocchia . Dal 1733, anno in cui risulta crollata la parte del tetto all’altezza dell’altare, non ha avuto più riparazioni. Nell’ Ottobre dell’anno 2006 a seguito delle intemperie è crollata tutta la volta centrale, resta solo il perimetro della chiesa. Necessita di un urgente riparazione.