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CHIESA SANTA MARIA DI COSTANTINOPOLI

 

La  nostra bellissima Chiesa, è stata costruita in vari periodi. Inizialmente era solo una piccola Cappella che fu costruita nel  1589, ed era posta nello spazio dove c’e’ ora l’altare Maggiore. Dal 1660 al 1760  ci furono degli  ampliamenti  e furono costruiti  cinque Altari, quello Maggiore era dedicato alla Madonna con la statua di Maria Semprevergine di Costantinopoli, gli altri  altari erano: uno con l’ immagine del SS. Rosario, uno con l’ immagine di S. Maria dell’Arco, uno  con la  statua di S. Giuseppe e nell’ altro vi era  la statua di S. Pasquale. Nel 1788 la chiesa è stata completata, com’è oggi, e  risulta dalla scritta incisa sopra il portale dell’ingresso principale. La Cappella di S. Maria di Costantinopoli è stata sempre  in patronato dei casali di  Aiello e Campomanfoli, e faceva parte della Parrocchia del  SS. Salvatore, e in quel periodo veniva  amministrata da persone laiche. Nel 600 c’era anche la confraternita di S. Maria Costantinopoli, soppressa dopo trent’anni circa. I confratelli erano autorizzati alla venerazione dei Santi, al rito del seppellimento dei morti alla  celebrazione delle messe nei giorni dei defunti e nei sabati in cui ci fossero gioia e partecipazione al rito. C’era  la facoltà di celebrare anche matrimoni. La Cappella  possedeva  molte proprietà nei casale di Campomanfoli  e Aiello - Nel  1853 la  Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli diventò parrocchia e l’antica Parrocchia del SS. Salvatore fu soppressa. Il primo parroco fu  don Feliciano Coppola  di S. Croce. Negli anni successivi furono fatte molte opere nella chiesa.  Nel 1922 la Chiesa fu decorata e arricchita da numerose pitture alla volta divenendo una delle più belle chiese del circondario.  Nel 1929 davanti alla Chiesa , ristretta in mezzo a due stradette di campagna , fu realizzata la piazza che c’e adesso, il lavoro senza precedenti fu fatto dal  popolo di Campomanfoli e di Aiello.  Nel 1932 fu costruita la bella casa canonica.  Nel 1935 fu abbattuto un grande tiglio secolare collocato davanti all’ingresso principale della chiesa.  Nel 1942 infine a completamento dei lavori di abbellimento della Chiesa, questa fu arricchita da  un pavimento in marmo. Sotto al grande soffitto della navata centrale della Chiesa nel 1922 fu rappresentato da un ignoto pittore l’incendio della citta’ di Costantinopoli ad opera dei turchi. Si nota che la Madonna si eleva in mezzo alle fiamme, mentre una schiera di angeli la circonda e la trasporta. Poichè Costantinopoli era città marittima, si volle rappresentare la venuta della Madonna dal mare, consumando prodotti ittici. Era il tempo in cui l’attività della pesca era molto florida. Il mar tirreno era pieno di alici, di sarde e di sardine. I paesi costieri, specialmente Vietri e Cetara, per la pescosità del mare, tiravano sempre le reti con quintali di pesce. Si cercò allora d’incoraggiare il consumo delle alici, perchè i pescatori erano sempre poveri. Per questo motivo, in ricorrenza della festività della Madonna di Costantinopoli, l’arcivescovo di Salerno Antonio Salomone stabilì che i festeggiamenti dovessero avvenire  sempre il martedì dopo la pentecoste (50 giorni dopo la Pasqua ) qualunque fosse il mese, la data e l’anno e impose, inoltre, che durante i due giorni non fosse opportuno mangiare carne di qualsiasi animale, anche se insaccata o affumicata.  Anche quello del volo degli Angeli e’ un rito molto antico: si svolge il martedì della festa alle ore 14.00 e ore 23.00 con due giovani  con abiti rosa e celeste che cantano l’inno alla Madonna e poi chiedono la benedizione per i presenti,  per gli infermi per tutti coloro che sono lontani. Il culto degli Angeli fu determinato dall’amore avuto dagli stessi che incuranti delle fiamme salvarono la loro Mamma. I primi travestimenti da angeli, un uomo e una donna vennero da Ottaviano; poi la popolazione locale preparò i suoi Angeli che da anni cantano il famoso inno in onore della Madonna. La popolazione  oltre a consumare le sarde ed le alici inventò “la scapece“ cioè la conservazione sotto aceto reso profumato con foglie di menta e dagli agli triturati e il baccalà, cioè il merluzzo essiccato al vento. Poiché il culto per la Madonna si estese per tutta la zona, si pensò di donare al visitatore, che dà l’offerta, diversi etti di baccalà e dei vermicelli. Un tempo la pasta veniva preparata in casa e poter portare al ritorno nelle loro famiglie i vermicelli della Madonna era la gioia di tutti. Un tempo la Domenica dopo la festa venivano allestiti tanti giuochi che rallegravano la gente. Si faceva quello della corsa nei sacchi,del tiro alla fune, della pignatta con la moneta dentro, delle cinque lire d’argento mantenuta con pece ad una padella e bisognava staccarla coi denti, mentre le mani erano legate dietro la schiena. Nel 1986 la parrocchia, eretta nel 1853, è stata accorpata alla parrocchia S. Barbara della vicina frazione Torello e a quella di S. Maria a favore della vicina omonima frazione, diventanto così una sola realtà parrocchiale, benchè costituita da tre chiese principali

La chiesa, dopo i danni causati dal terremoto del 1980, ha subito diversi interventi di ristrutturazione e consolidamento.

L'ultimo intervento di restauro si è concluso nel 2007.

Le Altre Parrocchie del comune di Castel San Giorgio (SA), 

 

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