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NOTIZIE STORICHE CHIESA SS. SALVATORE

Il primo documento ufficiale della chiesa del SS. Salvatore viene rintracciato alla Badia di Cava dei Tirreni nelle pergamene del Codice Cavensis, è dell’Anno Domini 986 in cui il presbitero LEO cita i confini di terreni della chiesa di S. Angelo del luogo Apus-monte dove, dalla parte di occidente confina con una terra di S. Salvatore che si dice nel Castro. Nell’anno 987, vengono misurate dei terreni nel luogo detto Maimanu nella  valle di Paterno, e ad oriente confina con una terra di San Salvatore.    Nell’anno 1042 sempre in luogo Paterno nei confini di Apus- Monte, viene misurata un’altra terra nel luogo detto Maimanu e il toru de Gattulo che si trova sopra il luogo detto Paterno e dalla parte di oriente salendo per mezzo detto toru di Gattulo confina con una terra della Chiesa del S. Salvatore.
Nel  1164 viene citata una zona detta Marigliano  nei pressi della Chiesa del Santo Salvatore, e in un altro documento si fa riferimento alle terre di Sant’Angelo ( oggi Monte San Michele ) che si trovano  tra le prime case del monte nei pressi della stessa Chiesa del San Salvatore . Nel  1172   è citata la starza detta di S. Salvatore in S. Giorgio , confinante con la pubblica via e col fiume Saltera. Nel 1248  parte della starza di S. Salvatore in S. Giorgio, viene donata da Roberto di Sangiorgio, le decime sul feudo Le Lenza anche in S. Giorgio, cedute da Riccardo suddetto nel 1193. Nel 1248 in un testamento di alcuni Signori viene ceduto al Santuario di Mater Domini una  parte della starza feudale del SS. Salvatore presso S. Giorgio. Nel 1279 in un atto del Notaio Tommaso de Angelo Berardo, Signore di S. Giorgio, viene offerto la metà dei ricavi della starza feudale presso il fiume . Nel 1309 la chiesa è rettoria  con Bonifacio De Lallo rettore e tale Oliviero cappellano . La Chiesa del SS. Salvatore nell’anno 1511  ebbe il titolo di Parrocchia e successivamente anche quello di  Arcipretura, nel suo  distretto comprendeva:  la Cappella di  S. Maria di Costantinopoli dei casali di Aiello e Campomanfoli, la Cappella della SS.ma Annunziata del Casale di Costa, la Cappella e Romitorio di San Michele Arcangelo sull’omonimo monte,  la Cappella dello Spirito Santo del Casale di Cortedomini, la Cappella di  San Simone e Georgio ( Romitorio di San Giacomo) di Cortedomini , la Cappella di S. Maria alla Barra posta in mezzo alla piazza di San Giorgio. Nel 1526 il cappellano era Don Luca De Guerriero.  Nel 1528 – Il Vicario Sigismondo Capograsso nomina il Chierico Ludovico Orofino Rettore della Chiesa,  il cappellano era  don Francesco de Madaro.  Nel 1520 già possedeva molti beni mobili e stabili in varie zone . Aveva una terra arbustata e vitata  in località alla Corte, una corticella con aia  dove si diceva ad Ajello, un’altra in un luogo chiamato  l’Orto delli previti, e altri beni in zone chiamate San FortunatoLi Pergoli, la Cisinella , alla Lenza , la Cappellalo Traino. Armando Menafro era proprietario di un orticello nel luogo detto Campomanfolo denominato lo Palmentiello confinante con i beni di Nardo Ungaro di Nocera, con i beni di Conforto di Ajello e la  via pubblica e rendeva un pollo. Altri beni si trovavano in zone chiamate a Campomanfoloalla chiesa , la terra de l’Airal’Arbusto di SS.Salvatore , alla Corte , alli Perghi,  la Dogana . Dalla Cappella di Santa Maria di Loreto ogni anno riceveva una libbra di cera. Gli eredi di Roberto de Logorio versavano alla chiesa ogni anno una libbra di cera lavorata per l’anima di detto Roberto. Il  28/9/1536 don Giov. Francesco de Madaro parroco della Chiesa, commissionò una cona di palmi XVIII  di altezza e di larghezza palmi XI  per la chiesa del SS. Salvatore  dal  mastro pittore Giovanni Piacentino  della Terra di Lauri  e Berardino di Festa, suo genero, che fu terminato nell’anno successivo 1537 e che nell’anno 1785risultava ancora esistente nell’inventario della Chiesa. Il 13 Luglio 1542 venne presentata una richiesta  a Giov. Paolo de Thisis, Vescovo di Acerra, in Santa Visita, da Evangelista e Domenico de Logorio di Costa i quali dichiararono di aver edificato una Cappella sotto il titolo di S. Ligorio nella chiesa del SS. Salvatore e chiesero alla Curia Arcivescovile lo jus patronato e la presentazione del beneficiato. I Beni annessi alla cappella erano : Evangelista poneva una terra sita a San Severino in località il Nocellito ; Antonio de Ligori sopra tutti i suoi beni ; Domenico de Ligori sopra tutti i suoi beni per la sua anima; Pietro de Ligori sopra tutti i suoi beni per la sua anima; Valerio de Ligori sopra un castagneto sito a Campomanfolo; Vincenzo de Ligori sopra tutti i suoi beni. Essa venne accettata con patto di portare alla Curia di Salerno ogni anno una libbra di cera lavorata nel giorno della festività della traslazione del Corpo di San Matteo . Nel 1544 viene nominato cappellano Rainuzio Fornazio per rinuncia di don Vincenzo Bortoni presentata dal suo procuratore Leonardo de Statis, cittadino romano . Da due anni era attiva  la Confraternita di Santa Maria di Loreto  , amministrata dai laici. Nel 1550 Don Giov. Giacomo de Ansalone, era beneficiato della Cappella di S. Giovanni Battista di Costa. Il beneficio possedeva una terra arbustata e seminatoria a Costa nel luogo detto Le Cappelle. Nel 1557 il curato era il venerabile Don Galeazzo Pandone Arciprete della terra di  S. Georgi. Nella chiesa c’era una cona con l’immagine di Maria Vergine et altri Santi .Una campana grande, due altre Campanelle piccole , un Campanello, un paio di candelieri di legno, un altro paio di candelieri d’ottone medio , un calice  di casa Di Ligori,  un altro calice d’argento , la coppa con la patena d’argento, due altaretti per dire la messa , una custodia d’argento dove si teneva  il SS. Sacramento e un’altra quando si dava agli infermi . Nel 1564 la visita pastorale venne condotta personalmente dall’Arcivescovo Gaspare Cervantes subito dopo il Concilio di Trento. Il cappellano era Galiazzo  Pandone , il rettore era il chierico napoletano Giovanni Vincenzo Rinaldi. La parrocchia contava 80 fuochi. La fabbrica della chiesa era in modeste condizioni. Il tetto era da  riparare e la sagrestia in costruzione. Il rettore e i fedeli, per la loro maggiore libertà, chiesero all’Arcivescovo di abolire l’ingresso della chiesa dal cortile della casa del cappellano e di aprire una porta di fronte all’Altare Maggiore. Nel 1571  Don Galiazzo Pandone iniziò   a  costruire a sue spese una Cappella in detta Chiesa parrocchiale vicino alla tribuna maggiore a man sinistra e la nominò La Cappella del Santissimo Corpo de Cristo . Nel 1576 nel Monastero di Materdomini viene esaminato don Galeazzo Pandone, presbitero di anni 63 il quale dice che è prete e cappellano da più di trent’anni . Fu ordinato da monsignore di Minori che era Vicario di Salerno . Nel mese di Maggio del 1576 alla presenza del rev. Arciprete di S. Giorgio furono interrogati i signori  Dattolo Cayazza di Siano, abitante nel casale di Torello, Geronimo Salerno di Torello, Angela de Prisco Giovanni de Giptio Economo di S. Maria di Loreto, Ferdinando Capuano di San Giorgio, i quali affermarono che martedì  primo di Maggio di quell’anno andarono in processione dalla Chiesa del Salvatore di San Giorgio alla Chiesa di San Giovanni di Rocca perché in detta chiesa era stato pubblicato l’Anno Santo per i cittadini di Rocca e per i forestieri. Prima di partecipare al Giubileo dovettero confessarsi. Nell’anno 1584  Don Galeazo Pandone possedeva il beneficio della cappella di Santo Ligori costruita  dentro la parrocchia del SS. Salvatore e dichiarò che la detta cappella era jus patronato di Casa Ligori , tra i  beni  possedeva  un  pezzo di terra nel luogo detto Lo Nocellito . Nel 1594 il  rettore era Giov. Vincenzo Rinaldo e mancava  il cappellano per la morte di don Galeazzo Pandone e celebrava  don Francesco de Sarno . Nel 1605 cappellania e rettoria erano distinte e la chiesa aveva una rendita di 80 ducati. Nella visita del  1608 tutti i registri parrocchiali erano in regola. Da quello delle decime si deduce che il curato aveva ricevuto dai fedeli anche “ grani di india” . Nella  chiesa  vi era  la  Cappella di San Giovanni Battista con la porta, che affacciava nel cortile, aperta  e senza chiave. Due anni prima il beneficio era stato conferito al chierico Francesco De Santis, il quale, all’atto della visita, percepiva le rendite, ma non celebrava le messe previste, pertanto venne condannato a soddisfare ducati 28 per le mancate celebrazioni  . Tra gli altari vi era quello piccolo con l’immagine di S. Maria del Carmelo. Nel 1625 il curato era don Lelio Corvino e abitava in una casa distante dalla chiesa circa 50 passi e nella parrocchiale non vi era alcun sacerdote, essendo la chiesa fuori dell’abitato, e spesso era visitati dai ladri. I libri parrocchiali erano ben confezionati. La chiesa possedeva  ducati 80 di rendita e prendeva la decima.Possedeva delle terre nel casale della Costa in località  Santo Fortunato , Le Cappelle , Li Perghi, un quarto di moio arbustato dove si diceva l’Horto del priore e Lo Triglio. Altri orti nel casale di Costa, denominati La Corte , La Starze e Lo Puzzo . Domenico Ligori pagava ogni anno carlini uno, sopra la montagna detto Lo cerzito.  Nel 1635 il  curato era d. Lelio Corvino. Nei locali della chiesa abitava il presbitero don Pietro Paolo Pepe. L’altare maggiore aveva un pallio violetto e dei veli intorno. In cornu evangelii vi era l’altare del SS. Sacramento della famiglia Abbadessa. L’ altare di S. Antonio Santa Maria del Carmelo. Sull’altare di S. Michele Arcangelo della famiglia Jennaco fu ordinato di non celebrare perché non era stato provvisto dei paramenti necessari. Il beneficiato della Cappella di S. Giovanni Battista era il Rev. Gio. Maria Monando, romano. Aveva di entrata ducati 60 e celebrava  2 messe alla settimana.  Nel 1637 Don Francesco Marciano Curato della Parrocchiale Chiesa inviò una lettera all’Arcivescovo in cui diceva che alcuni giorni prima era entrato nella chiesa una persona seguita dai suoi rivali i quali gli diedero una bacchettata in  testa e cascò il sangue sul pavimento e per questo motivo per cautela Don Rutilio Giordano Arciprete non fece celebrare messe   perché vi erano pareri discordi fra i testimoni presenti in chiesa per l’eventuale sconsacrazione della Chiesa. Nel 1650 Il curato è don Francesco Marciano. L’altare Maggiore è posto ad oriente e conserva il SS.mo  in un tabernacolo ligneo. Su questo altare vi è un’icona grande con effigi del SS.mo Salvatore, s. Pietro e altri santi   con cornice dorata. Il fonte battesimale ha l’olio sacro. La chiesa ha il confessionale, i libri parrocchiali e il campanile. Vi sono altri altari liberi e denudati eccetto la cappella di s. Giovanni Battista che ha una propria porta con lapide sacra e ha una icona piccola con detto santo in tela dipinto. Il beneficiato è don Pietro Coppola con bolla dell’anno 1643. Il Parroco risiede nelle case della parrocchia, e i figliani    sono soddisfatti della sua vita e dei suoi costumi. La sacrestia ha le suppellettili necessarie alla celebrazione.   La cappella di s. Maria della Barra risulta diruta e le messe lasciate dal fu Ottavio de Izzo e da fu Antonio Egiptio si debbono celebrare dal curato del Salvatore nella sua chiesa. Nel 1664  in S. Giorgio vennero fissati i capitoli matrimoniali dai coniugi Angelo Squillante e Grazia Auria di Campomanfoli per il matrimonio della loro figlia Lucia con Nicola Rescigno fu Antonio di S. Giorgio. Essi dichiararono che la futura sposa doveva ricevere ducati 120 in dote dei quali ducati 30 per il legato fatto dal fu Bernardo della Badessa da assegnarsi in dote per il maritaggio alle giovani nubende del Casale di Campomanfoli.  Nel 1672 nel Casale di Campomanfoli si  costituirono    alcuni abitanti i quali asserirono di causa scienza che dentro la Parrocchiale Chiesa  del Santissimo Salvatore , vi era eretta una cappella sotto il titolo di Santa Maria della Pietà  , San Michele Arcangelo , e Santa Lucia , e i fondatori furono Andrea Filippo , e Giacomo Jennaco, fratelli, i quali dotarono la medesima Cappella di un territorio arbustato vitato, e seminatorio di moia due incirca nominato Lo triglio allo crocevia .  Il 20 maggio del 1684 i reverendi  Ruiz   e Cacciatore visitano la parrocchiale del Salvatore il cui parroco è don Domenico   Marciano . L’altare maggiore è ben ornato, ha il fonte battesimale, il confessionale , la sagrestia e i libri parrocchiali . La cappella di s. Giovanni Battista è di juspatronato della famiglia De Santis e il beneficiato è don Pietro Coppola. Nel 1699 Il curato era don Giuseppe Correale. L’altare Maggiore aveva una  grande cona dorata C’era l’altare della S. Croce. L’altare di s. Maria della Pietà .  La cappella di s. Giovanni Battista aveva 40 ducati di reddito ed aveva una porta vicino ai gradoni della chiesa. C’era la sagrestia e i libri parrocchiani. Il campanile ha due campane. Nella cappella della confraternita di s. Maria delle Grazie o di Loreto vi è un altare con le immagini della B. V., s. Sebastiano e s. Rocco. Nel giorno del Corpo di Cristo si faceva la processione. I mastri erano Donato Silvestro, Aniello Cerrato, Carmine Antonio Pisante e Fabrizio Capuano. Nel 1710   Il curato era d. Giuseppe Correale. C’era il fonte battesimale con immagine di S. Giovanni Battista battezzante il Cristo. L’Altare maggiore con icona grande dorata con immagine del SS. Salvatore, l’ Altare della S. Croce con croce di legno e istrumenti dei misteri sulla Passione di Cristo molto devota. L’Altare S. Maria della Pietà . L’Altare di San Giov. Battista in cui era eretto un beneficio semplice della famiglia De Santis e il beneficiato era d. Giuseppe Correale. Due sedi confessionali e i vasi di marmo per l’acqua. I libri parrocchiali erano ben conservati. Si insegnava la dottrina cristiana ai fanciulli. Nel 1760   Il Rector Curato era  D. Angelus Abbadessa. La chiesa aveva tre campane una grande e due piccole . Un campanello per  le messe. Tre confessionali due antichi e uno nuovo fatto in quell’ anno . Due pulpiti uno attaccato al muro . Un pallio di damasco carmosino. Due ombrelle, una antica e l’altra nuova di damasco carmosino. Quattro lanternoni  per portare il SS. Salvatore . Due baldacchini . Due ostensori. Una sfera d’argento con ottone. Un ingensiero con navetta e cucchiaino di argento. Una croce di argento della chiesa e congregazione . Una pisside grande d’argento con d’ottone . Tre calici con argento e ottone. Una conca di rame con cucchiaio, e bacile per uso della fonte battesimale e dell’olio Santo. Nel 1763 Gennaro, Aniello e Lorenzo Rescigno, fratelli germani,  Pasquale Sarno del Casale di Campomanfoli, della Terra di S. Giorgio, Mastri muratori col R. sig. Don Lucantonio Giordano,  Parroco della  Chiesa del SS.mo Salvatore  , fecero alcuni lavori di ristrutturazione :  l’astraco nuovo ,  la Sagristia nella quale tolsero  prima il vecchio, tre grade di pietre vive avanti all’altare della Pietà , il battisterio nuovo,  intompagnarono un arco sopra la porta del Campanile; biancheggiarono tutta la detta Parrocchiale e Sagristia, fecero poi la toneca e biancheggiarono tutto il frontespizio di quella dalla parte di mezzo giorno , abbellirono tutte le mura, che circondavano la medesima, fecero una  pannata d’embrici dalla parte di Settentrione e proprio quanto è la lunghezza di detta Chiesa, e poi altri servizi di fabbrica. Nel 1764  il provinciale del sacerdote don Pietro Sarno De’ Baroni di S. Giorgio beneficiario del semplice beneficio di S. Giovanni Battista eretto nella parrocchiale del SS. Salvatore , supplicò l’arcivescovo di autorizzare la vendita di una terra nel territorio di Siano nel luogo detto Lo Campo, il  capitale era di docati 100. Nel marzo 1785 don Carmine  Antonio Rocco parroco della  Chiesa fece una relazione alla curia di Salerno per ordine di monsignor d. Giulio Pignatelli Arcivescovo di Salerno , affermando  che la Chiesa  del SS. moSalvatore della terra di S. Giorgio , fra tutte le parrocchie di S. Giorgio era la più antica, siccome si osservava da una cona di legno che faceva da ornamento all’altare maggiore, dove vi era dipinta la santa figura del SS. Salvatore fatta nell’anno 1537 e chiaramente si vedeva e al sei  d’agosto si celebrava la festività dal parroco pro tempore   . Detta chiesa era posta alle falde del monte per comodità di cinque casali, il casale della Costa , il casale d’Aiello , il casale di Campomanfoli , il casale di Cortedomini , e mezzo  casale di San Giorgio e ogni casale era distante da detta parrocchiale mezzo miglio incirca , e ognuno aveva la sua cappella laicale . Nella chiesa vi era l’altare di s. Luigi Conzaga con statua di legno,  l’altare di Santo Antonio di Padova con statua di legno senza reliquia, l’altare di S. Filippo Neri con statua di legno, senza reliquia, l’altare della Pietà primo altare della famiglia di casa Jennaco. Alla cima del Monte di detta Parr.le c’era una cappella  di S. Michele Arcangelo della Abbazia di Materdomini . L’8 Febbraio 1813 Domenico Sarno Sindaco di Sangiorgio, a seguito dell’intervento dell’Intendente  scrisse una lettera in cui affermava che il Sindaco  dell’anno 1811 e 1812 aveva avuto l’anzidetta autorizzazione dal suo antecessore Intendente. Al fine di accordare tutti, convocò tutti i parroci  del Comune, e decisero che in ogni anno si fosse fatto il quaresimale, secondo il solito nella detta Parrocchiale Chiesa di S. Maria delle Grazie, e che il Padre Quaresimale si doveva dare giorni otto di Esercizi per turno in ogni Parrocchia nella settimana di Passione, iniziando in quell’anno dalla Parrocchia del Villaggio di S. Croce, e così a seguire in appresso. Tutti i Parroci restarono contenti del progetto fatto. Il 26 Ottobre 1840, Monsignor Marino PAGLIA  Arcivescovo di Salerno ,  costituìla Chiesa di S. Maria di Costantinopoli ausiliaria per le contrade di Aiello e Campomanfoli ,la Chiesa dell’Annunziata ausiliaria per la contrada di Costa , ela Chiesa dello Spirito Santo del casale di Cortedomini, poiché la parrocchia  era lontana dai centri abitati e in aperta campagna . Nello stesso anno 1840 Il parroco D. Pasquale FORTE fece un inventario di tutti gli utensili, suppellettili, vasi sacri, argenterie ed altri, che occorrevano per la celebrazione della Santa Messa. Nel 1844 l’Arcivescovo scrisse una lettera al signor Intendente di Salerno asserendo che nella visita pastorale eseguita in Ottobre del 1840 trovò la Chiesa in precarie condizioni ed era in fase di riparazione,  siccome bisognavano molti soldi per farla restaurare, fece sospendere i lavori poiché osservò  che quella Chiesa non tornava più utile ai due villaggi di Costa e Campomanfoli  perché erano assai lontani da essa. Nell’anno 1850 il giorno 23 agosto in S. Severino  Gioacchino Iuliani Giudice Regio del circondario di San Severino a seguito di una la sentenza del tribunale civile della provincia  nominò il perito agrimensore D. Domenico Pastore di Carifi per eseguire le operazioni di verifiche in zona Riosecco per un passaggio tra il  signore Nicola Bareta   e il parroco del SS.mo Salvatore . Nel 1852  L’arcivescovo di Salerno   in una lettera inviata a D. Raffaele Lanzara Parroco Vicario foraneo della Carta di San Giorgio , dietro a reclami ricevuti per l’inabilità ad agire e a scrivere del Parroco della Chiesa del SS.moSalvatore D. Pasquale Forte per la sua età, ed a seguito degli acciacchi di salute, dispose che tutti i Libri Parrocchiali, previo inventario da redigersi in duplice spedizione, passassero all’Economo Coadiutore D. Francesco Villani, il quale restava  incaricato non solo di scrivere le particolari rispettive dei detti libri giorno per giorno, ma anche a fare  certificati, compilare gli atti matrimoniali e, di assistere ai  matrimoni dell’intera figliania della parrocchia. Comunicò anche che il Sacerdote D. Domenico Napolitani altro Economo Coadiutore del detto Parroco Forte nella Chiesa di S. Maria di Costantinopoli essendo ” accidentato” , e fino a nuova disposizione il Sacerdote D. Carmelo Alfani assumesse le di lui veci nelle funzioni di Economo Coadiutore, concedendogli anche la facoltà di confessare donne nella detta Chiesa di Costantinopoli .L’Arcivescovo di Salerno  Marino PAGLIA  in data 6 Luglio 1853 con Decreto Arcivescovile con data del 5 per giusti e canonici motivi  soppresse la parrocchia del SS. Salvatore del comune di San Giorgio, ed in luogo della stessa eresse due nuove Parrocchie, una nella chiesa della SS.ma Annunziata di Costarella, l’altra in quella di S. Maria di Costantinopoli di Campomanfoli, ambedue villaggi dello stesso comune .

La chiesa è stata interessata da alcuni interventi di consolidamento e ristrutturazione, ed è stato redatto un progetto generale per il risanamento conservativo ed il restauro delle opere mobili pregiate e della struttura della chiesa più recente, nonchè per la conservazione dei ruderi della chiesa antica.

 

 

LAVORI ALLA CHIESA DEL SS. SALVATORE

 

 

Il PROGETTO per il restauro del complesso storico del SS. SALVATORE entra nella sua SECONDA FASE. La chiesa del SS. Salvatore, la più antica della zona, necessita di un generale intervento di riqualificazione, ristrutturazione e restauro, relativo in particolare alle pregiate opere mobili interne, la pala ed il coro, ma anche riguardante l'assetto dell'aula interna, pavimento e balaustra, compreso impianto audio, e naturalmente portone, portale e facciata. Al di sotto della chiesa le sale, una volta adibite a sede della ex congrega, diverranno museo contenente gli oggetti antichi appartenenti sia alla congrega che alla chiesa. Inoltre la prima chiesa, quella più antica di tutte e di cui restano le mura laterali, va protetta con adeguata copertura e resa visitabile con percorso che permetta di osservarne pavimenti ed altro. Questo progetto è denominato FASE DUE perchè in continuità e ad integrazione del progetto già esistente -FASE UNO -, solo parzialmente eseguito con alcuni interventi la cui cronologia è riportata nel file scaricabile a fondo pagina. Questa seconda fase del progetto è curata dai tecnici che già furono incaricati della prima fase, ing. Guariniello e arch. Timpone.

Il progetto preliminare della FASE DUE è stato approvato dalla curia e dalla soprintendenza!

cronologia interventi progetto FASE 1.pdf [7.42 KB]
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Le Altre Parrocchie del comune di Castel San Giorgio (SA), 

 

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